Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien quasi a un tratto a restringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all’occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda ricomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni.
Per un pezzo, quell’acqua, che si trova così bruscamente incanalata, serpeggia e gorgoglia, come stentando ad abbandonare il suo posto; ma poi, rassegnata, si adagia e scorre tranquilla e lenta. Il paese, che da quel ponte, andando su quella costiera a man sinistra, trovasi prima, è chiamato Lecco, ed è quello il primo che s’incontri venendo da Milano.